Al Beato Giovanni di Dio

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Al Beato Giovanni di Dio

AL BEATO GIOVANNI DI DIO

Inno

Desidera la salute del malato, mentre accoglie i poveri sofferenti, invoca Cristo, versa lacrime: padre Giovanni.

Da qui insegnò ai suoi fratelli dell’ospedale a prendersi cura e ad affrontare molte fatiche, e anche a onorare sempre il nome di Cristo.

Percorse le città con singolare carità, gridando ogni giorno: “Fratelli carissimi, compiamo il bene per amore di Dio”.

Con l’esempio ricondusse molte anime sulla via del cielo, e soccorse molti che il crudele serpente aveva quasi relegato nella rocca dell’inferno.

Rendiamo grazie al Dio uno e trino tutti insieme i fedeli, che innalza al cielo i giusti e gli umili di cuore.

V. Prega per noi, beato padre Giovanni di Dio. R. Affinché siamo resi degni delle promesse di Cristo.

Preghiamo.

O Dio, che resisti ai superbi e concedi la tua grazia agli umili, ascolta le nostre preghiere e, per l’intercessione del beato padre tuo Giovanni, donaci di compiere le opere giuste con lo stesso spirito di servizio con cui servì il tuo cuore. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

Alcuni anni fa il prof. Piero Gambaccini mi mostrò la fotocopia del frontespizio di una pubblicazione del 1625, stampata a Firenze da fra Domenico Giannetti - forse priore dell’Ospedale di Santa Maria dell’Umiltà, poi detto di San Giovanni di Dio - dedicata alla vita e ai miracoli dell’allora Beato Giovanni di Dio. Dopo ulteriori ricerche, ho rinvenuto presso la Biblioteca della Curia Generalizia dell’Ordine di San Giovanni di Dio un altro libretto, anch’esso stampato a Firenze, nel 1632, e curato dallo stesso fra Domenico Giannetti. I due volumetti si possono trovare anche a Firenze: quello del 1625 alla Biblioteca Marucelliana con segnatura 6.F.XIII.38 e quello del 1632 al Kunsthistorisches Institut in Florenz con segnatura X 5074e, e anche in digitale: https://doi.org/10.48644/khi_escidoc_114227.

Scorrendo il Compendio del 1632 ho notato a pag. 167 una testimonianza di Don Diego Guerrero, che non avevo mai scoperto precedentemente, in cui si trova citato lo stesso Inno che compare nelle prime pagine del Compendio.

Il sacerdote guarì e fu testimone per la beatificazione.

Alla realizzazione di questo pieghevole ha contribuito con competenza e passione l’amico Davide Baldi Bellini, studioso dell’Antichità e per molti anni direttore della Schola Cantorum Gregoriana del Duomo di Firenze. A lui si deve non solo la traduzione del testo, ma soprattutto l’attento abbinamento delle strofe latine dell’inno alla melodia dei Vespri della Natività di San Giovanni Battista del 24 giugno. (*)


(*) La prima strofa dell’inno dei Vespri “Ut queant laxis …” offrì a Guido Monaco l’intuizione che avrebbe rivoluzionato la storia della musica: da ciascun verso dell’inno egli trasse le sillabe UT [poi DO] queant laxis, REsonare fibris, MIra gestorum, FAmuli tuorum, SOLve polluti, LAbii reatum, che, in seguito alla scomparsa di SI, formata dalle iniziali di Sancte Ioannes, hanno acquisito la scala musicale che ancor oggi costituisce il fondamentale del linguaggio sonoro occidentale.


A cura di Sergio Balatri e Davide Baldi Bellini – Firenze, 19 dicembre 2025